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“Trovarsi insieme è un inizio,
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Cantone: «Riforma qualificazione stazioni appaltanti». Con il Dpcm si ridurrebbero del 75-80%

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Pubblicato in NEWS · 29 Giugno 2018
Non si può giudicare completamente il Codice appalti 2016 – dice Cantone in occasione della Relazione annuale Anac , il 14 giugno – se non si dà attuazione ad alcuni tasselli fondamentali nell’architettura complessiva. Decreti non emanati per ritardi e resistenze dentro e fuori il precedente governo, ma non per colpa dell’Anac, ha detto Cantone.

Tra questi l’albo dei commissari di gara, che svolge un ruolo chiave ai fini della trasparenza, visto che si è allargata la discrezionalità della Pa con l’Oepv obbligatoria sopra i 2 milioni di euro; il rating di impresa, per premiare la qualità e chiudere l’era del massimo ribasso e dei contenziosi; e forse più di tutto la qualificazione delle stazioni appaltanti.

L’effetto dirompente che avrebbe la riforma delle stazioni appaltanti diventa chiaro leggendo a pagina 237 della Relazione Anac: l’Autorità Anticorruzione spiega che secondo un lavoro di stima fatto insieme al Ministero delle Infrastrutture, l’applicazione della bozza di Dpcm sulla qualificazione (fermo al tavolo tecnico della Conferenza Unificata, ma che per l’Anac funziona) porterebbe a una riduzione delle stazioni appaltanti di tre quarti per i lavori (da 12mila a 3mila) e di 4/5 per servizi e forniture, da 25 a 5mila.

Definendo cioè le capacità, le competenze e le strutture adeguate a gestire appalti per categorie e soglie dimensionali, si scopre che le strutture adeguate sarebbero non più di tremila in tutta Italia per i lavori pubblici. Una rivoluzione, che ben si capisce solleva resistenze nei piccoli enti che non vogliono perdere fette di potere, ma anche ben si capisce potrebbe avere impatto importante per l’efficienza dei lavori pubblici, la prevenzione della corruzione, la capacità di tener testa alle imprese nei contenziosi.

«Gli appalti pubblici, infatti, – si legge nella Relazine Anac, pagina 232 – risentono molto spesso di forti asimmetrie informative legate sia alla selezione del contraente più efficiente (possibilità di adverse selection) sia alla difficoltà di mantenimento dei termini contrattuali inizialmente pattuiti con l’operatore economico selezionato (possibilità di moral hazard)».

«Attualmente, – spiega l’Anac – lo schema di dPCM prevede una qualificazione suddivisa per quattro differenti fasce di importo, distinte a seconda che si tratti di appalti di lavori e servizi di ingegneria ovvero di appalti di forniture e servizi. Per i lavori sarebbero previsti quattro livelli: livello base per importi da 150.000 euro a un milione di euro; livello medio per importi superiori un milione di euro e fino alla soglia comunitaria; livello alto per importi dalla soglia comunitaria a 20 milioni di euro e, infine, livello superiore per importi oltre 20 milioni di euro. Seguendo lo schema del dPCM, i livelli per i servizi e le forniture sarebbero: livello base per importi da 40.000 euro fino alla soglia comunitaria, livello medio per importi superiori alla soglia comunitaria e fino a un milione di euro, livello alto per importi superiori a un milione di euro fino a 5 milioni di euro e livello superiore per importi superiori a 5 milioni di euro. Per accedere ad una delle classi di importo, le SA dovranno dimostrare di avere un organico adeguato (accedere a una classe di importo più elevata significherà avere nella propria struttura più personale qualificato) e aver svolto un determinato numero di lavori, servizi o forniture. In particolare, per i lavori, la qualificazione prevede l’aver svolto, nel livello di qualificazione: 5 lavori nel livello base, 3 lavori nel livello medio, 2 nel livello alto e nel livello superiore.
Per i servizi e le forniture il livello base prevede l’aver effettuato 15 contratti, il livello medio 12 contratti, il livello alto 10 contratti e il livello superiore 8 contratti».



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